Oggi è il 6 Settembre 2010
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  RIFLESSIONI DI VULNERABILITA' ALLO SPECCHIO
Nel viaggio improvvisamente ho paura; perché tutta questa ansia?
Che magnifica circostanza. E’ strano, ma c’è del buono.
Perché ho paura a fare anche le piccole cose che fino a ieri facevo senza nessun problema? Ho fatto chilometri sulle montagne e imprese per mare ben più coraggiose, ho imparato a camminare sugli scogli e ora non riesco a scendere da queste maledette scale…

Ah! Il disprezzo…interessante.
Cosa sono costretta a fare, quindi? Qui non si scappa. Cerco aiuto.

Rifletto: forse è ora di imparare ad accettare interiormente il bisogno di qualcuno; per incontrare qualcuno dentro di me. E’ vero, a volte penso e agisco come se fossi sola. Da soli non si è liberi, ma prigionieri dell’idea della libertà, e soli…una bella fatica. Ma in fondo - molto in fondo - cosa provavo quando qualcuno non si “smuoveva” a fare una cosa semplice? Giudicavo la sua debolezza come ora giudico la mia. Giuro che non l’avrei mai detto. Un po’ mi vergogno e mi sento ridicola, ma poi passa subito.
Conoscere la paura per avere compassione verso chi la prova. E la prima devo essere io. La paura mi presenta la mia vulnerabilità. E’ vero c’è del buono: quest’incontro mi solleva dalla necessità di essere sempre forte in ogni situazione e sempre all’altezza del compito di vivere; interessante.
Ecco perché noi esseri umani abbiamo paura; perché non ammettiamo che sia possibile averla, non sta bene. Non corrisponde all’immagine che rappresenta l’ideale di noi stessi, perché ci sentiamo vulnerabili e bisognosi. Nascondiamo la vulnerabilità per difenderci e proteggerci, peccato. La vulnerabilità si veste di vergogna, e questo è il caso in cui si nega la vulnerabilità per paura di essere giudicati deboli; ne so qualcosa.
Ma se non ci esponiamo mai diventiamo inaccessibili per noi stessi e per gli altri, come fortezze inespugnabili immobili e deserte. Come è possibile permettere a qualcuno di entrare veramente nella nostra vita, e a noi di entrare davvero in merito alla nostra? Essere in relazione con la vulnerabilità rende liberi; condividerla ci protegge perché riconoscendola ne avremo cura; alla fin dei conti si rischia molto poco, o almeno sapremo sicuramente da dove ripartire, perché saremo un po’più stabili e nel flusso della vita. Ripenso al Matto dei Tarocchi che all’inizio del suo viaggio viene considerato da tutti totalmente folle, ma comunque non gli interessa e va per la sua strada.
Non gli basta più quello che conosce già, è tempo di creatività e lo dimostra tracciando un nuovo percorso, cominciando un nuovo ciclo. Nelle favole è spesso rappresentato nella figura del “sempliciotto di paese”, ma ha un gran cuore: non ha vergogna di sentirsi vulnerabile e debole. Questa sarà la sua forza che lo farà riuscire ad affrontare imprese impossibili laddove altri hanno fallito.

Sempre davanti alle scale, chiedo aiuto e tendo la mano; viene accolta con sollecitudine e un sorriso. Questo contatto sarà con me per sempre, come un’iniziazione. La paura evapora, adesso posso scendere; ho il consenso delle stelle. Sono momenti che le lacrime bagnano il viso e lo distendono lavando via un’altra illusione. Non si può non farlo di fronte alla meraviglia della vita.

Beatrice Todaro
Direttore Editoriale

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