“Dall’assistenza clinica alla personalizzazione dell’assistenza: il ruolo dell’ostetrica in gravidanza”
Il ruolo dell’ostetrica nell’assistenza alla gravidanza è ancora un tema sconosciuto in Italia.
Da quarant’anni, infatti, il medico ginecologo ne ha preso il posto nella prassi più diffusa.
La gravidanza nelle sue mani si è trasformata da evento naturale, l’unico che apparteneva totalmente alla donna e alla sua famiglia, ad evento imprevedibile, da tenere sotto controllo medico perché potenzialmente a rischio. Se, un tempo, il primo trimestre di gravidanza rimaneva sotto il controllo della donna, attraverso l’attesa e l’osservazione, perché ritenuto il periodo dove madre natura provvede ai suoi errori riparando con un eventuale aborto, oggi, al contrario, si interviene immediatamente attraverso il controllo medico con la visita, gli esami biochimici, le ecografie, quasi fosse la donna il primo potenziale nemico del bambino. Poi, il controllo sulla dieta, la somministrazione di integratori e di farmaci per ogni disturbo. La donna ha bisogno di conferme che vengano dall’esterno a se stessa, come il benestare del medico e questi, con la tecnologia, le risponde. Ciò spesso non risolve i dubbi ma al contrario nutre fattori psicologici come la paura, l’ansia, lo stress, che ormai numerosi studi mettono in relazione con l’aumento degli interventi in gravidanza, l’uso dell’ossitocina e il taglio cesareo.
Nell’assistenza dell’ostetrica alla gravidanza, la donna, il bambino e la famiglia che li circonda sono i protagonisti della gravidanza. Gravidanza che è potenzialmente fisiologica ed di cui è la donna che ne percepisce e comunica il benessere o il malessere.
L’ostetrica utilizza strumenti relazionali, i principi della relazione terapeutica e i suoi strumenti fondamentali: l’ascolto attivo e il problem solving, per il supporto della donna (e della coppia) nei vari momenti della gravidanza sono le basi di riferimento del suo lavoro.
In ogni assistenza alla gravidanza personalizza gli esami e i controlli, in relazione alla salute di base della donna e nel rispetto della scelta informata.
La conoscenza della vita della donna e la capacità di reazione di questa agli eventi passati, causa di traumi e/o di stress, fanno si che l’ostetrica possa mettere in relazione circolare qualsiasi avvenimento, sia ematochimico che sintomatico, riportando la donna alla autoconsapevolezza dei propri ritmi di vita. Così come può invitarla a trovarne altri che favoriscano il lavoro interiore che si trova a compiere nelle quaranta settimane della gravidanza.
L’ostetrica aiuta la donna a ritrovare nella scelta alimentare la prevenzione delle carenze degli oligoelementi.
Funzione dell’ostetrica è anche quella di aiutare la coppia a comunicare interiormente con il nascituro e ad aver fiducia in questa relazione. Infatti, è il tono generale della gravidanza che determina, in parte, la costituzione del bambino. Eventuali sicurezza e forza comunicate, continueranno a seguirlo per tutta la vita. In sintesi, promuove un alta qualità della vita in gravidanza che, come ormai numerosi studi dimostrano, rappresenta la prevenzione di tante complicanze in gravidanza, nel parto e nel dopoparto.
La differenza fra i due approcci, quello medico e quello ostetrico, traspare anche dalle rispettive attività ambulatoriali. Infatti, nell’ambulatorio medico che accoglie la donna in gravidanza tutto è predisposto da protocolli di sanità generalizzanti l’assistenza alla donna: esami ematochimici, indagini ecografiche a volte reiterate, controlli biometrici, tutti non sempre dettati da reali esigenze diagnostiche rapportati al caso specifico ma piuttosto relativi a una prassi comune. Il rapporto medico-donna è di tipo direzionale: la donna in gravidanza deve limitarsi ad eseguire quanto le viene prescritto. Nessun accenno alla psicologia dell’evento, alla crescita interiore, alle attese della coppia trovano spazio o accoglienze all’interno di questa relazione, che si stringe nei limiti di una normale assistenza clinica.
Nell’ambulatorio dell’ostetrica, la prima differenza che risalta sta nell’incontro con la donna e/o la coppia: nessun schema preordinato, ma personalizzazione dell’assistenza; supporto fisico ed emotivo a tutti i cambiamenti tipici della gravidanza; uso di strumenti tattili e relazionali per ritrovare l’equilibrio perso o mai avuto.
In fondo ferme restando le peculiarità dei due approcci, l’uno clinico-patologico l’altro di pura assistenza fisiologica, dovrebbe essere naturale indicazione indirizzare l’assistenza alla gravidanza, fisiologica quasi nella totalità dei casi, alla competenza dell’ostetrica.
Gabriella Fois
Ostetrica
info@ilquarzorosa.org