La percezione della morte per uno sciamano

“Una goccia d’acqua è ben poca cosa, ma unita a un lago, quando mai seccherà?”

Le nostre vite sono piene di paure, grandi e piccole…queste paure non sono che le sfaccettature di una sola e più grande paura fondamentale: il grande mistero della morte…

Cosa è la morte? Cosa c’è dopo la morte? Come prepararsi alla morte? Tante le questioni/domande che assillano sia la coscienza collettiva dagli albori dell’umanità che la coscienza individuale di ogni essere umano in un momento o l’altro della sua vita.
La morte affascina! La morte angoscia! La morte è un soggetto tabù nelle nostre società! Per il suo cammino di vita e le esperienze che attraversa, lo Sciamano può portare delle risposte a queste domande…perché? Perché lui stesso, nel corso della sua vita, farà, a più riprese l’esperienza dell’incontro con la morte e grazie a queste esperienze avrà le risposte a queste domande fondamentali. La sua conoscenza deriva dalla sua esperienza.

m1 (3)Per quel che mi riguarda, a tre riprese ho vissuto ai limiti della morte; ho contemplato il suo viso e l’ho guardata negli occhi. Grazie a questo, non ne ho più paura e posso portare testimonianza. Lo Sciamano parla solo che di ciò che conosce e ciò che conosce è ciò che ha sperimentato. Possano queste poche righe portare un po’ di pace nei cuori dei fratelli e delle sorelle che le leggono, questo il mio augurio! La vita e la morte! Noi siamo prigionieri di una civiltà dalla visione ristretta: quella della visione binaria e del dualismo.
La vita, la morte! Il bello e il brutto! Il giusto e l’ingiusto! Il vero e il falso! Il bene e il male! Questa visione è la fonte di tutti gli estremismi, le intolleranze e le guerre, dato che certamente io definisco il buono, il giusto, il vero e il bene in rapporto prima di tutto a me stesso e poi per estensione, alla mia famiglia, al mio clan, al mio villaggio, alla mia regione, al mio paese, alla mia cultura, alla mia religione che non prende in considerazione nessun altro punto di vista; quest’ultimo diventa per forza un potenziale nemico, dato che non è il mio punto di vista e rischia di mettermi in pericolo. Per esempio George Bush afferma che Bin Laden è “l’agente delle Forze del Male” e Bin Laden afferma che George Bush è “Il Grande Satana”. Le Tre Gunas: La realtà della vita, come la sperimenta lo Sciamano, è molto diversa da questa visione: non due ma tre sono le Forze sul piano del Relativo.Tutto ciò che esiste in questo universo relativo, i cui limiti sono fissati dal nostro mentale e dai nostri strumenti di percezione, è regolato da tre Forze: una Forza che struttura e costruisce, una Forza che mantiene e una Forza che destruttura e trasforma. Tutto quello che esiste nell’Universo, dal granello di sabbia alla più lontana galassia, è sottomesso a queste tre Leggi che gli Hindu chiamano le Tre Gunas: Sattva, Raja e Tamas. Non c’è una Forza migliore e una Peggiore di un’altra: sono tutte e tre indispensabili e unite nella Ruota del Cambiamento.
Il nostro essere è composto di 4 parti:
il livello fisico
il livello emozionale
il livello mentale
il livello spirituale

I primi tre livelli appartengono interamente al Relativo, sono sottomessi alle Tre Forze del cambiamento oltre che al tempo e allo spazio. Il neonato vive nella Realtà dell’Universo, ovvero nel campo unificato del Prana (Luce, Energia, Amore Infinito), ma grazie ai suoi sensi il suo mentale struttura rapidamente i limiti del suo universo, inizialmente attraverso le impressioni, poi le forme, poi la nozione di spazio e infine la nozione di tempo. Il bambino piccolo impara ad attribuire nomi al mondo e facendo ciò crea il suo universo. Il mentale ha bisogno di una permanenza per esistere. Grazie alla memoria, mantiene le forme da un secondo all’altro e crea il passato, il presente e il futuro.
Il presente è una nozione teorica per il mentale dato che vive il presente solamente chi medita o sperimenta il silenzio della mente oppure la persona realizzata che vive perennemente nel presente, avendo oltrepassato il mentale e sapendo bene che il passato non esiste più e che il futuro non esiste ancora.

A poco a poco il nostro universo si fissa e all’età di 7 anni noi perdiamo progressivamente la visione del campo unificato di energia infinita che sottende e impregna la nostra realtà…Anzi che la nutre! Il mentale impone al nostro livello emozionale e al nostro livello fisico i limiti della sua realtà, quella che lui ha creato sotto l’influenza dei genitori, dei parenti, dell’educazione e della cultura nella quale è immerso. Questi tre livelli sono dunque soggetti al cambiamento e quindi alla destrutturazione che il mentale chiamerà “morte”, dato che, se lui scompare, anche la forma scompare. Ecco perché solo il livello spirituale può permetterci di mantenere il contatto con l’energia infinita del campo unificato dato che sfugge a queste limitazioni. Il livello spirituale evolve continuamente, di vita in vita, in questo spazio infinito che chiamiamo Piano di Luce. Ecco perché lui solo conosce la vera Realtà e non l’illusione che produce il nostro mentale. Spesso il mentale è talmente potente che si convince lui stesso della realtà illusoria che ha creato e arriva fino a negare la realtà dell’Anima o del Corpo di Luce.
E’ quindi vitale mantenere in vita la nostra anima attraverso la meditazione o la preghiera in qualsiasi forma per ottenere il silenzio del mentale e prendere coscienza di ciò che è veramente la realtà e lì ‘stabilire’ la nostra vita. La nostra anima non è soggetta al cambiamento del Relativo: essa è eterna, infinita, immortale e immutevole; ciò che cambia è la percezione che noi ne abbiamo a partire dagli altri tre livelli, dominati dal mentale dove noi stabiliamo la nostra vita e che forma il nostro livello di coscienza, dall’ignoranza totale fino alla visione chiara e completa della sua realtà. Questo corpo di luce penetra nel corpo fisico nel momento dell’incarnazione, qualche mese dopo il concepimento. Vive allora una vita di apprendimento e riparte poi verso i Piani di Luce dove, con l’aiuto della sua Guida, fa il bilancio della sua vita, prepara la sua incarnazione successiva e le lezioni che desidera imparare. La nostra anima conosce la Realtà della Vita che è un campo di energia infinita e ne ha spesso nostalgia.
La nostra vita è simile a un film e la Realtà di energia infinita è simile allo schermo del cinema sul quale si svolge il film della nostra vita che noi abbiamo scelto prima di incarnarci. L’anima sa che sta recitando un film; conosce lo scenario e gli attori; ne sceglie la trama e grazie al suo tasso vibratorio, non ne è prigioniera e può, in ogni momento deciderne lo svolgimento: niente è scritto precedentemente e predeterminato. Accrescendo il nostro livello vibratorio, fino a vivere in armonia con il campo unificato, noi determiniamo altre linee di vite possibili. Così noi siamo attori della nostra realtà e liberi. E questa libertà ci permette di raggiungere l’illuminazione. L’anima conosce l’inizio e la fine. Lei sa ciò che vuole apprendere e conserverà in fondo a se stessa la coscienza che ciò che ella vive è effimero. Si tratta di una illusione, una visione parziale e limitata della Realtà. Il nostro cammino di vita, grazie al nostro livello di coscienza, ci permetterà di contattare la nostra anima, il nostro vero Essere, a più riprese, fino a che, nella nostra ultima vita, ne gioiremo pienamente, permanentemente, attraverso la Realizzazione. Nell’attesa, saremo sballottati da queste tre Forze impermanenti e resteremo prigionieri dell’Universo creato dal nostro mentale.
Guai a noi se mettiamo l’assoluto della nostra vita su questo piano dell’effimero e del cambiamento, dato che così in basso, niente dura: noi costruiamo, è la giovinezza; ci manteniamo, è l’età adulta; ci distruggiamo, è la vecchiaia. Ma oltre questi tre grandi periodi della vita e prima di affrontare il Grande Passaggio, noi passiamo durante tutto il corso della nostra vita da ciò che chiamiamo delle “piccole morti”. In tutti questi momenti, la funzione dello Sciamano è di aiutare a superare questi passaggi affidandosi all’aspetto immutevole e eterno del nostro essere: il nostro Corpo di Luce, l’anima. Sta alla persona fare il lavoro cosciente di ristabilire e mantenere il contatto. Siamo d’accordo per costruire e per mantenere e molto raramente d’accordo sul destrutturare. Ma se questa Forza di cambiamento non interviene, noi non potremmo passare ad altre cose e ricominciare un ciclo di creazione. Che sia nei più piccoli avvenimenti della nostra vita o nell’istante della nostra morte. Eterno, immortale, infinito, immutevole, assoluto: così si presenta il Campo Unificato dove evolvono i Piani di Luce. Il nostro destino è di raggiungerli individualmente e collettivamente. Allora saremo in pace e gioiosi appena suonerà l’ora di tornare alla Realtà come lo siamo appena si riaccendono le luci nella sala del cinema o quando ci svegliano al mattino. Non è più difficile di così.
Se noi abituiamo il nostro intero essere all’idea che, come uno spettacolo cinematografico, il film un giorno terminerà per poter meglio ricominciare, altrimenti e altrove, arrivata l’ora di partire, non ci sarà in noi che pace e gioia. Noi avremo integrato nel nostro essere la saggezza di esistere e ogni istante del film sarà per noi fonte di pienezza. E’ vero per noi ma anche per coloro che amiamo e che vivono la Grande Dipartita. Per tre giorni, la loro anima dimora presso il corpo per salutare i congiunti e distaccarsi da ciò che ha conosciuto. La giusta attitudine, per noi che li amiamo è quella che abbiamo sul binario di una stazione guardando un treno che porta via la persona cara. Il tempo della separazione è difficile ma infine noi lasciamo partire il treno, sapendo che ci rivedremo presto. Voler trattenere l’anima che se ne va attraverso un dispiacere che perdura significa impedirle di evolvere da un lato e dall’altro mantenersi su un’inutile piano di sofferenza. Lo Sciamano è spesso chiamato in aiuto delle persone in lutto. Accompagna anche le anime dei defuntii, spesso bloccate da molti anni, verso la liberazione e il raggiungimento della Luce. Da questa comprensione nasce la Saggezza e la Serenità. La morte si presenta allora come una Grande Iniziazione e potremmo dire un giorno, come i nostri fratelli indiani americani: “Questo è un bel giorno per morire”.

Scrivo il tuo nome
All’ombra del mio cuore
Nella profondità della mia anima
Canto il tuo sorriso
E guardo il tuo silenzio
In costante novità
Perfino il vento d’inverno
Prende sfumature d’amore
Scrivo il tuo nome
In poemi nuovi
Che sorgono in bouquet
Come qualcosa di più
Come orme di attimi
Per dirti:
A sempre
Per dirti
Di visioni di eterna giovinezza

Henri Monfort
Sciamano, Pranoterapeuta, Facilitatore del Dialogo delle Voci, Esperto di Chi Kong e Tai Chi Chuan